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Progetto Brasile

Progetto Brasile

Non trovo semplice raccontare la mia esperienza in Brasile, perché sintetizzare sentimenti, sensazioni e vissuto su di un foglio non è cosa che mi riesce bene, ed avendo già letto il report della mia consorella Mariairene posso dire che lei ha già detto tutto ciò che di concreto c’era da dire sulla nostra missione in Brasile.

Vi parlerò quindi di Carmen.
Carmen è una bellissima bambina di 5 anni… è vivace, solare, intelligente… Ama sentirsi al centro dell’attenzione, essere coccolata… ama giocare, stare all’aria aperta… Carmen è sana, ha voglia di vivere è circondata dall’amore delle suore, di Padre Bruno e delle persone che vivono con lei. Insieme a sua mamma Consuelo vive nella casa di accoglienza in Fortaleza nel Barrio Barra do Cearà.
Carmen è splendida, Carmen è unica, Carmen è figlia di suo nonno.

Proprio così, è figlia di suo nonno.
Consuelo, dall’età di 5 anni fino all’età di 11 veniva abusata sessualmente dal padre. Ogni giorno, ogni notte Consuelo veniva stuprata da colui che l’aveva messa al mondo. Ogni notte aspettava piangendo nel suo letto quell’uomo che commetteva su di lei qualsiasi atto che la decenza aborra. Ha vissuto 6 anni della sua vita violentata e stuprata non solo nel fisico ma anche nell’anima. Anima pura e casta di bimba che è stata spazzata via da un orco chiamato “padre”. Io non riesco neanche ad immaginare cosa abbia potuto passare in quelle notti e non voglio neanche immaginare gli atti commessi su di lei.

Consuelo rimane incinta del padre all’età di 11 anni… decide di portare a termine la gravidanza e il padre smetterà di abusare di lei… “una fortuna” si potrebbe pensare.
Consuelo partorisce Carmen ed è una gioia, viene accolta alla casa di accoglienza e tutto sembra andare bene…
Carmen però ha un problema, ha gli occhi di suo padre o nonno (a voi la scelta)…
Tutti si chiederanno, qual è il problema di avere gli occhi del padre/nonno?? Il problema è per Consuelo, che non accetta di vedere di nuovo quegli occhi, li vorrebbe veder chiusi per sempre, li vorrebbe veder soffrire come hanno sofferto i suoi… e così abusa di Carmen.
Si ora è Carmen ad essere abusata.

Ad oggi non sappiamo con certezza se Consuelo compie ancora scempio su Carmen, sappiamo solo che Carmen ha bisogno di essere amata, coccolata e protetta. Non sappiamo se è meglio darla in affido o farla rimanere con la mamma. Sappiamo che Consuelo è ancora minorenne e che anche lei ha bisogno di aiuto.
Non vi dirò la mia opinione su come dovrebbe “finire” questa storia, vi dirò solo che mi lascia l’amaro in bocca.

N.B. Tutti i nomi propri utilizzati in questa storia, sono nomi di fantasia.

Daniela Buonopane

Su questa esperienza, stiamo lavorando attivamente per creare un progetto “ad Hoc” in collaborazione con l’Associazione Camilliana “Maria Mãe da Vida” in Fortaleza.

Brasile 2011 Mary

A distanza di tre settimane non è difficile parlare del mio mese trascorso in Brasile, ancora di più dopo le foto del mio viaggio che abbiamo messo in mostra ieri qui ad Arese alla festa del Volontario grazie alla mia Misericordia. Ho ancora davanti agli occhi i volti delle persone che ho incontrato e che spero un giorno di poter rivedere, anche se non sarà con le Misericordie o chi lo sa, magari sì.
Il nostro mese qui è stato più di conoscenza che di vera e propria operatività. Abbiamo visitato tre città del Cearà, uno stato del nord est del Brasile di cui Fortaleza è la capitale.
Il nostro referente camilliano, padre Adolfo, ha costruito in vent’anni quattro centri, distribuendoli nelle città di Quixada, Juazeiro do Norte e Fortaleza (sede di due centri). Oggi il centro di Juazeiro è ancora in costruzione e si cercano nuovi fondi per portare avanti il progetto e soprattutto per l’acquisto di un nuovo ultrasonografo.
In questi centri le ragazze gravide o in situazioni difficili (prostituzione, abusi, orfane) sono accolte per essere inserite nei corsi di tessitura, chitarra, informatica, artigianato dove possono imparare un’attività e soprattutto riscoprire la propria dignità come esseri umani amati da Dio e da chi li accoglie qui in Suo nome.
Oltre a questi corsi, nei centri vengono fatte visite ginecologiche gratuite da medici volontari che si alternano in turni e che visitano le donne gravide prima nelle loro case, dando poi loro un appuntamento al quale presentarsi al consultorio dei centri.
I centri sono poi appoggiati da psicologi e da un assistente sociale, figure professionali fondamentali, che aiutano le ragazze ad affrontare le conseguenze del loro passato e del loro presente.
Come spesso padre Adolfo ci ha fatto notare uno dei problemi qui è la mancanza di personale. Mancano volontari che si dedicano a questa vita e a questa missione. E’ difficile reperire infermieri, psicologi e assistenti sociali che accompagnino queste ragazze. Si cerca appoggio presso le università, accogliendo i tirocinanti ma è sempre più difficile trovare anche aiuti da questo ramo.
Per questo si cerca di pensare ad una collaborazione anche con le Misericordie, tenendo però conto che la disponibilità a partire deve comprendere come minimo un paio di mesi. Innanzitutto per la lingua: è necessaria la conoscenza del portoghese. Più volte padre Adolfo, prima di partire ci aveva chiesto di studiare  un poco di portoghese da autodidatte. Se non lo avessimo fatto saremmo state perse. Perché è vero che comunque padre Adolfo sa l’italiano e che in un mese si impara a capire, a conoscere e a apprendere la lingua ma questa è una missione  di ascolto. Qui noi come volontarie abbiamo girato di casa in casa nelle favelas al fianco delle suore, invitando a venire ai corsi e ai centri, ascoltando le storie delle ragazze e delle persone che vivono in quelle case, che hanno bisogno di essere ascoltate, che hanno bisogno di una parola di conforto o anche solo del silenzio. Ma è importante e fondamentale poter capire cosa quelle persone ci stanno dicendo .
Il nostro ruolo era questo. Fare le visite una volta a settimana nelle diverse case e aiutare a volte padre Adolfo nelle consulte ginecologiche, prendendo i parametri delle ultrasonografie per trasferirli poi al computer, piuttosto che misurando la pressione alle pazienti.  Il problema è che questo non viene fatto tutti i giorni della settimana e in alcune giornate ci siamo ritrovate a stare in casa senza niente di concreto da poter fare. Fuori non si poteva uscire da sole perché è pericoloso e perché la preoccupazione nei nostri confronti da parte delle suore e del padre era tanta. Ci siamo a volte sentite inutili, perché personalmente forse mi aspettavo ‘un ruolo’, un qualcosa che nel mio piccolo e in quel poco che so fare o che posso fare avrei potuto dare a questa missione. La conoscenza superficiale della lingua ci ha frenato molto. E inoltre, come molto spesso ci hanno detto, qui c’è bisogno forse soprattutto di personale specializzato. Di qualcuno che possa tenere i corsi, esperto di cucito o di informatica, piuttosto che di medici, di infermieri, di psicologi.
Ma rimango dell’idea che qui c’è bisogno anche solo semplicemente di qualcuno che sappia la lingua e che ascolti le persone.
Perché come ho vissuto sulla mia pelle, anche il solo ascolto dà tanto a chi lo riceve e lascia tanto a chi lo dà. E noi abbiamo fatto questo e quando lo abbiamo fatto, ogni volta io sono tornata a casa stanca ma piena di voglia di ricominciare, di ritornare tra quelle persone a portare qualcosa, anche solo un po’ di compagnia a donne sole, con la disperazione scritta in fronte.
Per questo sono felicissima dell’opportunità che mi è stata data e dell’esperienza che ho vissuto. Pur non capendo molto portoghese all’inizio, ho ascoltato storie di vita che mi hanno fatto crescere come persona e che mi muovono oggi a promuovere questa missione qui in Italia, singolarmente e come Misericordia.
Ho conosciuto persone meravigliose che si dedicano totalmente agli altri, che ci hanno fatto vedere una speranza e un modo concreto di mettere in pratica gli ideali di giustizia e amore verso i più piccoli, verso chi ha bisogno, verso chi è abbandonato e ha bisogno anche solo di una carezza, di un attenzione, di sapere che c’è un modo diverso di vivere, di guardarsi allo specchio, di amarsi e amare la vita.
Ho conosciuto una realtà, una cultura e un popolo diverso che si può aiutare. Con la raccolta fondi, con il volontariato, con progetti alternativi che si possono pensare e affiancare alla missione già esistente nel luogo, come l’aiuto di primo soccorso che come Misericordie si può portare anche lì.
Questa è la mia esperienza, questo è stato il mio Brasile.

Mariairene Benedusi

La consorella della Misericordia di Ascoli Piceno Daniela Buonopane in missione a Fortaleza

“Più cuore nelle mani” è con questa frase che San Camillo De Lellis esortava i suoi seguaci ad accudire gli ammalati. A distanza di 4 secoli il suo insegnamento è ancora vivo ed esorta al servizio completo della persona inferma, al servizio di quelle persone con disagi non solo sociali e alla cura pastorale, migliaia di Camilliani laici e non, nel mondo.
A questo proposito qualche tempo fa è stato organizzato dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, grazie alla collaborazione della Camillian Task Force, dell’Ordine Religioso dei Ministri degli Infermi e dell’Università Camillianum, un corso di formazione per i volontari delle Misericordie sul tema delle emergenze internazionali.
L'obiettivo è stato quello di creare un gruppo di volontari, adeguatamente preparati, per comporre gruppi di intervento umanitario pronti ad offrire il loro contributo in scenari internazionali, per portare nel mondo la solidarietà che le Misericordie da 8 secoli offrono a chi ha bisogno di aiuto. Il corso è stato articolato in due fine settimana di lezioni (9-10 aprile e 14-15 maggio) a cui hanno preso parte 25 volontari provenienti da Misericordie di tutto il territorio nazionale. 6 erano gli scenari finali proposti: Brasile, Colombia, Filippine, India, Madagascar e Vietnam.
La consorella della Misericordia di Ascoli Piceno, Daniela Buonopane ha frequentato questo corso ed è stata scelta per una missione di 4 settimane in Brasile, nelle località di Fortaleza. Partirà il prossimo 20 luglio, insieme ad una consorella della Misericordia di Arese, e si recherà da Padre Adolfo Serripierro, responsabile della missione, e dalle Missionarias Camilianas Maria Mãe da Vida.
“Abbiamo preso già contatti con il responsabile della missione, Padre Adolfo, e ci ha comunicato che avremo molte attività da svolgere in queste 4 settimane di permanenza nello stato Sud Americano” ci racconta Daniela “un corso di fotografia visto il mio diploma di scuola superiore, corsi di ballo e di chitarra, staremo con le ragazze madri ed i loro bambini, visiteremo le donne incinte nelle favelas, e ci sposteremo anche in altre località brasiliane.”
“E’ un’esperienza unica” prosegue Daniela “ nella quale affronteremo disagi sociali e non che sono, per noi, un po’ lontani dalla nostra realtà. Ci proponiamo di essere segni della misericordia del Padre che cerca ed aspetta il figlio lontano. Per questo è necessaria una grande capacità di amore che ascolta col cuore e sul cuore.”
Un grande impegno aspetta quindi la nostra consorella, la quale porterà alto e con fierezza il nome della nostra Misericordia.
Per seguire le vicende della missione in Brasile cliccate su questo blog:
www.benebuono.wordpress.com